Impronta 33

Sull’impronta 33, che per la procura di Pavia sarebbe attribuibile per 15 minuzie ad Andrea Sempio, ci sarebbe del sangue. A sostenerlo, in una consulenza di oltre cento pagine redatta dal chimico forense Oscar Ghizzoni, la difesa di Alberto Stasi. Ghizzoni, nello specifico, ha utilizzato un software, impiegato anche dalla Nasa per valutare lo spettro cromatico dei corpi celesti, che avrebbe evidenziato all’interno dell’impronta delle tracce di materiale ematico.

Ghizzoni, nel suo lavoro, ha innanzitutto preso in esame i due schizzi di sangue presenti sotto l’impronta 33, le tracce n.42 e n.45, le quali, analizzate con il software, hanno dato una colorazione rossa. La stessa colorazione è stata ottenuta anche in alcune aree dell’impronta 33, in corrispondenza delle regioni in cui risulta comprovata la maggior presenza/concentrazione ematica.

Pasquale Linarello: “L’impronta 33 presenta le stesse caratteristiche delle tracce 42 e 45, che sono sicuramente di sangue”

“Con questo software – ha spiegato il genetista Pasquale Linarello a Mattino 5 – sono state analizzate due tracce sicuramente ematiche (la n.42 e la n.45, ndr) e sono state comparate con una parte dell’impronta 33, quella raschiata dal muro e più marcata dalla ninidrina, che evidentemente presenta le stesse caratteristiche. Questo software, sottolineo, viene largamente impiegato. Adesso qualcuno dirà che i test che vennero fatti su quell’impronta diedero esito negativo: ricordo che il combur test diede esito dubbio ed il test successivo probabilmente fu inficiato dal raschiamento dell’intonaco”.

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Giada Bocellari: “Consulenza depositata prima della chiusura delle indagini preliminari”

“È stato utilizzato un software certificato – ha sottolineato Giada Bocellari, avvocato di Alberto Stasi -. È stato preso lo stesso scatto fatto con la stessa macchina fotografica ed è stato verificato preliminarmente che ci fossero le medesime condizioni di luce e saturazione per una comparazione corretta. Le analisi sono state fatte sui pixel, ovvero i vari piccoli pezzi che compongono la traccia, ed è stata fatta una comparazione con gli algoritmi specifici e riproducibili di questo software. Questi pixel sono stati comparati con quelli delle tracce 42 e 45, che sono sicuramente insanguinate, e con impronte digitali sicuramente non insanguinate. Il quesito era: l’impronta 33 contiene o no sangue? Gli algoritmi di questo software hanno portato ad identificare a livello cromatico delle zone al suo interno che corrispondono a tracce certamente insanguinate. Questa consulenza – ha aggiunto – è stata depositata molto prima della chiusura delle indagini preliminari”.

Davide Lanzillo

Immagine in pagina: stopframe Mediaset Infinity

Una risposta a “La difesa Stasi: “Sull’impronta 33 c’è del sangue””

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