“L’impianto accusatorio non esiste”. Queste le parole di Liborio Cataliotti, avvocato di Andrea Sempio, a Realpolitik. Il legale, nel corso di una breve intervista, ha ribattuto punto su punto a quelli che sarebbero gli elementi a carico del suo assistito nell’inchiesta sul delitto di Garlasco condotta dalla procura di Pavia.
Cataliotti: “I soliloqui non sono confessioni e le impronte per terra escludono Sempio”
“Sempio – ha detto – non si sottoporrà ai test della consulenza psichiatrica perché noi crediamo che prima debbano esserci le prove dei fatti. Non ci opponiamo all’atto, ne contestiamo la successione cronologica. La procura valuterà le nostre consulenze? Basta guardare i curricula dei nostri consulenti per vedere che non sono da meno rispetto a quelli dei consulenti della procura. Per quanto riguarda i soliloqui, il tema non è se possano essere letti come confessioni, ma se debbano necessariamente essere intesi in quel senso. Così non è: le frasi ritenute più compromettenti, ad esempio, sono decontestualizzate”.
Leggi anche: La difesa Stasi: “Sull’impronta 33 c’è del sangue”
Cataliotti ha poi affrontato il tema delle impronte: “Per quanto riguarda l’impronta 33, i nostri tecnici dicono che non è un’impronta assegnabile, perché l’omicida avrebbe dovuto sporgersi e allungarsi compiendo un gesto innaturale. Per quanto riguarda le impronte per terra, invece, abbiamo dimostrato che in quella scarpa non può entrare il piede di Andrea Sempio. Gli elementi dell’impianto accusatorio non ci sono, non è che non reggono. L’impianto accusatorio non esiste”.
Davide Lanzillo
Foto in copertina: Liborio Cataliotti a Realpolitik (stopframe Mediaset Infinity)

Rispondi