Marco Poggi

Marco Poggi rompe il silenzio. Diciannove anni dopo l’omicidio della sorella Chiara, ha rilasciato la sua prima intervista – realizzata dalla giornalista Martina Maltagliati – a Quarto Grado.

Marco Poggi: “Io accusato di essere coinvolto nella morte di Chiara. La droga? Mai provata, siamo nella fantasia più totale”

“Non ho mai sopportato e accettato tutta questa esposizione mediatica su quanto successo a Chiara – ha dichiarato Marco Poggi -. La mia figura nell’ultimo anno è stata molto più coinvolta e chiacchierata. Non pensavo di dover affrontare questo 18 anni dopo, non so come si sia arrivati a questo punto e come sia possibile non aver messo un freno prima. Sono stato addirittura accusato di essere coinvolto nell’omicidio di Chiara, ma ho imparato a conviverci, non puoi fare altro. Non è stato facile: ho provato rabbia, stanchezza e anche rassegnazione. Non sembra mai esserci una fine vicina”.

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“È stato detto di tutto e di più – ha poi detto Marco Poggi – probabilmente il fatto di non aver mai rilasciato interviste può aver alimentato queste voci. Forse può esserci un minimo di colpa da parte mia: se avessi parlato magari alcune voci non sarebbero uscite. Io e Sempio coinvolti in un giro di droga? Ho sentito anche questo, in questo anno si è detto di tutto. Non ho mai provato droghe, siamo nella fantasia più totale. Io sempre pensato che chi indagava poteva smorzare alcune piste su cui si è giocato nell’ultomo anno”.

“Su di noi il fango. La procura ci ha tenuti in disparte”

“Chiara? Non credo che avrebbe voluto questa esposizione mediatica e queste insinuazioni sulla sia vita privata – ha proseguito -. Si è cercato di rovinare il suo ricordo, si è provato a descriverla in un modo non vero, questa è la cosa che più ci ha dato fastidio. Le Bozzole? È pura fantasia, mi sarei aspettato che la procura intervenisse per smorzare le voci. Siamo rimasti in balia del circo mediatico, non è giusto e non doveva succedere. Le voci su di me? Spero che adesso ci sia l’umanità di dire basta. Le indagini ora sono finite, tutto il fango che ci è stato gettato addosso non andrà mai via. È giusto che la stampa faccia la cronaca parlando delle indagini e dei processi, non è giusto tutto il resto”.

“Noi intercettati? Siamo rimasti dispiaciuti. Comprendo che io sia stato intercettato, tutte le volte che sono stato ascoltato è stato per cose importanti, come l’impronta 33 e le intercettazioni, ma sui miei genitori si poteva evitare. La morte di Chiara è qualcosa di nostro, essere tenuti così in disparte ci ha amareggiato. Prima che uscisse la notizia sui media pensavamo di essere informati dalla procura: dispiace che ciò non si avvenuto”.

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“Convinti che Stasi sia il colpevole, sicuro dell’estraneità di Sempio”

“Il convincimento sulla colpevolezza di Stasi – ha sottolineato Marco Poggi – nasce dall’aver seguito i processi e tutte le prove, anche quelle nuove. Tutto ciò ci ha convinto in maniera definitiva. Inizialmente non credevamo nell’innocenza di Stasi, era infatti l’ultima persona che noi volevamo colpevole. Leggendo le motivazioni della sua scarcerazione, però, ho iniziato a chiedermi il perché di tante bugie, come la giustificazione al dna di Chiara sui pedali. Sarebbe strano se avessimo cambiato idea adesso: avrebbe voluto dire che noi allora non eravamo convinti di quella condanna”.

“Ho letto le memorie e le informative, non ho cambiato idea – ha poi sottolineato -. Siamo convinti che Stasi sia il colpevole. Non pretendiamo che la nostra convinzione diventi la verità per tutti, ma chiediamo almeno di essere rispettati. Sempio? Sono convinto che sia estraneo. La cosa che forse non è chiara, è che se noi potessimo mettere un punto a tutta la vicenda saremmo i primi a volerlo. Siamo stanchi di rivivere tutto e di rimettere in discussione ogni cosa. Il risarcimento? Quella somma è depositata a parte: una parte è stata usata per le spese legali, ma la nostra vita va avanti con i nostri stipendi”.

“Come mai in molti pensano che Stasi sia innocente? C’è stata una forte campagna mediatica fatta anche di informazioni false che ha indirizzato l’opinione pubblica. Noi non abbiamo avuto nessun contatto con Stasi, non ci ha mai scritto. Quello che posso pensare lo tengo per me. Le opinioni sono così polarizzate che non voglio alimentarle”.

“Se Sempio l’avesse importunata Chiara me lo avrebbe detto. Mai detto a nessuno dei video”

“Sempio – ha raccontato Marco Poggi – l’ho conosciuto alle scuole medie di Garlasco e siamo tutt’ora amici, anche se ci vediamo meno. Le chiamate di quei giorni? Chiara mi avrebbe detto se lui la infastidiva, credo lo avrebbe detto anche ad Alberto o a mia cugina. Se qualcuno l’avesse importunata, qualcuno lo avrebbe saputo. Non c’era nessuno contatto da parte di Chiara con i miei amici. Sempio da solo in camera di Chiara? Non posso escluderlo, magari per pochi minuti quando dovevo andare al bagno o cose del genere. Noi andavamo in quella stanza per giocare ai videogiochi a quello che era il computer di famiglia”.

Poggi ha poi affrontato l’argomento relativo ai video intimi di Chiara e Alberto: “Io non li ho mai visti, sapevo solo della loro presunta esistenza da una chat. Di questi video non ne ho mai parlato né Sempio né con gli altri amici. Erano cose private di mia sorella, non avrei mai messo in giro neanche la voce. Se qualcuno può essersene appropriato? A me non torna che possano essere state prese cose di nascosto dal computer”.

“A me sembra impossibile che sia stato Sempio. L’impronta 33? Se fosse insanguinata sarebbe difficile da spiegare”

Altro argomento affrontato sono stati poi i soliloqui di Sempio, alcuni dei quali gli inquirenti hanno letto a Poggi durante l’interrogatorio: “Sono uscito da quel giorno abbastanza confuso e con il pensiero di ascoltare questi audio: li ho sentiti e rimango della mia idea, ma non spetta a me giudicare. L’impronta 33? Mi è stato chiesto di descrivere quali erano le stanze che i miei amici potevano aver frequentato, anche di passaggio. Mi hanno chiesto anche della cantina. Io ricordo che con i miei amici a volte siamo scesi: lì c’erano infatti console vecchie e riviste di videogiochi. Ho il ricordo che siamo scesi, anche se non ricordo con chi”.

“Sono uscito da quell’interrogatorio con la convinzione che il rosso nella foto dell’impronta 33 fosse sangue – ha aggiunto -, ho capito dopo che il rosso era dato dalla reazione alla ninidrina. A me sembra impossibile che sia stato Sempio, ma è chiaro che un’impronta insanguinata sarebbe difficile da spiegare”.

Immagine in pagina: Marco Poggi a Quarto Grado (stopframe Mediaset Infinity)

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