Con un lungo post pubblicato sui social, la criminologa Roberta Bruzzone, che ha pubblicamente ribadito la propria convinzione sulla colpevolezza di Alberto Stasi, ha nuovamente criticato la procura di Pavia. A destare le sue perplessità la disposizione, da parte degli inquirenti, di sottoporre ad una consulenza psichiatrica Andrea Sempio, indagato per l’omicidio di Chiara Poggi. Scopo della consulenza quello di accertare “l’eventuale sussistenza di condizioni patologiche idonee a incidere sulla capacità di intendere e di volere, con riferimento ai fatti per cui si procede e al momento della loro relazione; la presenza di eventuali disturbi o alterazioni di significativa rilevanza, tali da incidere sul giudizio di imputabilità, nonché il grado di correlazione con i fatti contestati; l’eventuale configurabilità di una condizione di pericolosità sociale”.
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Roberta Bruzzone: “Pensavo di averle già viste tutte, evidentemente mi sbagliavo”
“Ma scusatemi…ho letto bene??? – ha scritto Roberta Bruzzone – Una consulenza psichiatrica oggi, su un soggetto accusato di avere commesso un omicidio quasi vent’anni fa, esattamente quale valore dirimente dovrebbe avere? Perché qui non stiamo parlando di un soggetto con una lunga storia psichiatrica documentata, ricoveri, diagnosi maggiori, scompensi conclamati, condotte francamente psicotiche o elementi clinici strutturati tali da imporre una riflessione sulla capacità di intendere e di volere all’epoca dei fatti. Stiamo parlando, al massimo, di possibili problematiche personologiche”.
“E qui – ha proseguito la criminologa – bisogna dirlo con chiarezza: i tratti di personalità, anche quando risultano poco armonici, rigidi, immaturi, manipolativi, narcisistici, evitanti, dipendenti o comunque disfunzionali, sono talmente diffusi nella popolazione generale che farne oggi una chiave retrospettiva per leggere un omicidio avvenuto vent’anni fa rischia di diventare un’operazione più suggestiva che scientifica. Una cosa è valutare una patologia psichiatrica maggiore, documentata, stabile, incidente sul funzionamento mentale del soggetto. Un’altra cosa è prendere tratti personologici comuni, magari enfatizzarli, stiracchiarli, colorarli di drammaticità e tentare di trasformarli in una specie di lente magica per spiegare un delitto che il Soggetto non ha mai ammesso di aver compiuto (per altro)”.
“A fronte di che cosa, esattamente? – ha aggiunto Roberta Bruzzone – Di quale documentazione clinica contemporanea ai fatti? Di quale storia psichiatrica significativa? Di quali elementi psicopatologici capaci di incidere davvero sulla capacità di intendere, volere, progettare, agire, controllarsi, rappresentarsi le conseguenze delle proprie azioni? Perché una valutazione psichiatrica fatta oggi può certamente descrivere il funzionamento attuale di una persona. Può rilevare tratti, stili relazionali, rigidità, difese, fragilità, eventuali aree disfunzionali. Ma pretendere di usarla come chiave retrospettiva robusta per leggere ciò che sarebbe accaduto vent’anni prima, senza una storia clinica forte e senza dati solidi, è un’operazione che va maneggiata con estrema cautela. Altrimenti non siamo più nella psichiatria forense. Siamo nella psicobiografia creativa. E francamente, in questa vicenda, pensavo di averle già viste tutte. Evidentemente mi sbagliavo”.
Immagine in pagina: Roberta Bruzzone a Quarto Grado (stopframe Mediaset Infinity)

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