Un’aggressione iniziata in cucina, nella quale, sulla base del dna ritrovato sulla cannuccia dell’estathé rinvenuto nella spazzatura, sarebbe stato presente, insieme a Chiara Poggi, Alberto Stasi. Questa la tesi della parte civile, più volte ribadita di fronte ai media dal consulente Dario Redaelli. Una ricostruzione, tuttavia, che ha destato da più parti perplessità: non vi sarebbero infatti evidenze scientifiche di un’aggressione iniziata in quel luogo della villetta di via Pascoli, così come è impossibile datare quella traccia genetica attribuibile a Stasi, condannato nel 2015 a sedici anni di carcere per il delitto. Tra le voci apertamente critiche quelle del giornalista Umberto Brindani e dell’avvocato Fabrizio Gallo, legale di Massimo Lovati.
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Brindani: “Ricostruzione iniziata quando si è saputo del dna di Stasi sull’estathé”
“La sensazione che ho io – ha affermato Umberto Brindani rivolgendosi a Redaelli nel corso della puntata di Mattino 5 andata in onda mercoledì 21 gennaio – è che voi siete partiti con questa strana ricostruzione quando è venuto fuori che sulla cannuccia dell’estathé era presente il dna di Alberto Stasi. Da lì avete iniziato e state facendo un lavoro strumentale per riportare ancora una volta il processo su Stasi: non state cercando la verità, state cercando di reincastrare Stasi”.
Gallo: “Il lavoro della parte civile è impostato sul nulla”
“Ciò che a me sembra strano – ha poi aggiunto l’avvocato Fabrizio Gallo – è perché la difesa della famiglia Poggi sia in linea con la difesa di Sempio. Voi – ha sottolineato rivolgendosi a Redaelli – non dovete trovare elementi a carico di Stasi. State facendo, a mio avviso, un lavoro inutile a fare delle cose inammissibili nei confronti di un soggetto che è già stato condannato. Dalla lettura della sua ricostruzione mi pare che state impostando il vostro lavoro sul nulla e su alcun dato oggettivo”.
Davide Lanzillo
Immagine in pagina: Umberto Brindani in studio a Mattino 5 (stopframe video Mediaset Infinity)

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