“Una traccia decisiva”. Così Dario Redaelli, consulente tecnico della famiglia Poggi, ha definito la presenza del dna di Alberto Stasi sulla cannuccia dell’estathé ritrovato nella pattumiera all’interno della cucina della villetta di via Pascoli, dove, la mattina del 13 agosto 2007, si è consumato l’omicidio di Chiara. Per Redaelli, infatti, l’aggressione sarebbe iniziata proprio in cucina e quella traccia genetica di Stasi, condannato per il delitto nel 2015 a 16 anni di carcere, rafforzerebbe la tesi secondo cui l’ex studente della Bocconi sarebbe stato presente sulla scena del crimine. Una tesi, almeno a parere di chi scrive, tuttavia forzata.
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Il presupposto (sbagliato) che quella fosse la spazzatura solo della mattina
Partiamo da un fatto. Quella spazzatura, al cui interno vi era un piatto di plastica, un sacchetto di biscotti, due vaschette di fruttolo, una banana e, appunto, un contenitore di estathé, è stata definita da molti, a partire da Antonio De Rensis, avvocato di Alberto Stasi, come “la spazzatura di quella mattina”, ritenendo impossibile che al suo interno vi fossero rifiuti prodotti nelle ore precedenti. Un presupposto, tuttavia, in realtà privo di un concreto fondamento: chi può infatti escludere che in quella pattumiera vi fossero anche oggetti risalenti a momenti precedenti?
Chi smentisce questa possibilità si affida ad una presunta assoluta precisione di Chiara Poggi, che sarebbe stata persona molto ordinata. Una constatazione, tuttavia, in contrasto con lo stato in cui si trovava l’abitazione al ritrovamento del suo corpo. L’interno della villetta, infatti, si mostrava sì, a livello generale, curato, ma non privo di elementi di un “disordine” comune a tanti: basti pensare, ad esempio, alla presenza dei cartoni di pizza (consumata la sera precedente) sul tavolo o agli indumenti di biancheria intima sul divano.
Quella spazzatura, proprio per la quantità del suo contenuto, difficilmente può inoltre essere stata prodotta solamente nella mattina del 13 agosto nei momenti precedenti il delitto, avvenuto, secondo la Cassazione, tra le 9.12 e le 9.35. Complicato, infatti, pensare che Chiara (anche nell’eventualità fosse insieme ad Alberto) possa aver consumato tutto quel cibo a colazione. E poi, infine, una semplice constatazione: a chi di noi non è capitato di lasciare, ad esempio, una bottiglietta d’acqua vuota sul comodino o sul tavolo e gettarla soltanto in un secondo momento? Come, appunto, potrebbe essere avvenuto per il brick di estathé a cui qualcuno, adesso, dà così estrema importanza.
Davide Lanzillo
Immagine tratta dalla trasmissione Quarto Grado (stopframe video Mediaset Infinity)

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