Una nuova dinamica dell’azione omicidiaria, quella ricostruita dalla difesa della famiglia Poggi nella vicenda relativa al delitto di Garlasco. L’aggressione a Chiara, per la cui morte, nel 2015, è stato condannato a sedici anni di carcere Alberto Stasi, sarebbe iniziata in cucina e non all’ingresso della villetta di via Pascoli. A ribadirlo, nel corso della puntata di Mattino 5 andata in onda mercoledì 14 gennaio, è stato Dario Redaelli, consulente tecnico dei Poggi.
Radaelli: “Non si tratta di una novità assoluta, ci sono riscontri oggettivi a sostegno di questa ipotesi”
“Non si tratta di una novità assoluta – ha affermato Dario Redaelli -, già nel 2009 chi assiste la famiglia Poggi ha individuato come incipit dell’azione delittuosa la cucina. Nella ricostruzione che è stata fatta propria dalla sentenza che ha condannato Alberto Stasi si parla di un’aggressione immediatamente dopo che la vittima ha aperto la porta, ma nella Bpa del 2007 dei carabinieri si presupponeva una fase iniziale avvenuta nei pressi del divano, dove sono state ritrovate delle tracce ematiche, seppur minuscole”.
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“L’aggressione – ha proseguito – è iniziata in cucina, abbiamo dei riscontri oggettivi che ci consentono di ricostruire in questo modo le prime fasi dell’azione. In cucina è stata rinvenuta ad opera del Ris di Cagliari una traccia ematica sul mobiletto che sta immediatamente a sinistra rispetto al frigorifero e che sta a destra rispetto al mobiletto nel quale vi è la pattumiera di casa Poggi, pattumiera all’interno della quale vi erano gli oggetti ritenuti i rifiuti dell’ultima colazione. Colui che ha compiuto l’omicidio ha poi calpestato il sangue della povera Chiara portandolo infine in cucina, tornando quindi sui propri passi. Tutti questi elementi, associati ad altri che siamo riusciti a ricavare da questo nuovo esame della scena del crimine e dalle documentazioni fotografiche del 2007, ci consentono di posizionare l’inizio dell’aggressione all’interno della cucina”.
“Ad oggi non ci sono elementi che tolgono Stasi dalla scena del crimine”
“Azione omicidiaria in soli 23 minuti? I tempi sono indubbiamente ristretti – ha ammesso Redaelli -, ma nella mia carriera mi sono abituato a vedere di tutto. La distanza tra la cucina ed il luogo in cui la sentenza ha posizionato l’inizio dell’aggressione è veramente ridotta. Servono pochi secondi per terminare un litigio iniziato eventualmente la sera precedente e che potrebbe essere poi sfociato nel delitto. Tutti quanti, ci tengo a sottolineare, siamo alla ricerca della verità: ad oggi tutti gli elementi che sono emersi non consentono però di togliere il condannato dalla scena del crimine, anzi. L’inizio dell’aggressione in cucina suffraga questa verità giudiziaria, anche in considerazione della presenza nel cestino dei rifiuti dell’estathé con il dna di Stasi”.
“L’aggressione – ha spiegato infine il consulente della famiglia Poggi – potrebbe aver avuto inizio in cucina a mani nude e proseguita con un oggetto ritrovato lì, poi potrebbe essere continuata utilizzando un altro strumento trovato in casa. Questo, ovviamente, sempre nella linea che sia stato un delitto d’impeto, dato che non abbiamo elementi per pensare ad un omicidio premeditato”.
Davide Lanzillo
Immagine in pagina: Dario Redaelli (stopframe video Mediaset Infinity)
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