Lo scontro a distanza tra Roberta Bruzzone e Simona Ruffini, iniziato nelle scorse settimane, non accenna a placarsi. Le due criminologhe, pur senza mai menzionarsi esplicitamente a vicenda, stanno infatti continuando a punzecchiarsi a distanza attraverso post pubblicati sui social. Al centro della “faida”, se così vogliamo chiamarla, la professionalità o meno delle loro figure.
Bruzzone-Ruffini, il nuovo botta e risposta
Roberta Bruzzone, dopo un articolo pubblicato da Simona Ruffini sul proprio sito in cui ricostruisce la propria formazione professionale, ha scritto un lungo post: “Direi che, al netto di tutto, per una certa fauna che ormai sconfina abbondantemente nella mitomania, sarebbe ora di chiarire un concetto molto semplice: professionisti non ci si dichiara per autocertificazione, né collezionando titoli come fossero figurine Panini. Professionisti si diventa lavorando. Sul campo. Con incarichi veri. Con mandati regolari. Con consulenze tecniche effettivamente svolte. In aula. In Corte d’Assise. Dentro casi reali, non dentro fantasie a puntate o improbabili riaperture usate come giocattolo mediatico per tenersi a galla”.
“Perché fare il criminologo nei salotti televisivi è una cosa – ha proseguito la Bruzzone -. Fare davvero il criminologo è un’altra. E la differenza si vede molto bene: la prima vive di chiacchiere, la seconda di competenza, responsabilità e curriculum sostanziale. Quello vero. Non quello costruito a colpi di posa, comparsate e autocelebrazione…per poi finire, nella migliore delle ipotesi, a fare la segretaria part time con un sogno nel cassetto a fare compagnia (magari) a un aspirante ‘best seller’ autoprodotto”.
“Poi – ha aggiunto – c’è un parametro che personalmente renderei pubblico domani mattina, e sul quale mi piacerebbe moltissimo accendere finalmente un faro serio: il fatturato degli ultimi vent’anni derivante da consulenze tecniche realmente espletate. Non raccontate. Non millantate. Non teatralizzate. Espletate. Ecco, credo che sarebbe un dato estremamente istruttivo. Anche molto divertente, per certi versi. Anzi, diciamola tutta… credo che inizierei a ridere adesso e finirei, con ogni probabilità, direttamente nel 2028. Perché alla fine il punto è sempre lo stesso ossia che la competenza vera lascia tracce. La mitomania, invece, lascia solo una scia maleodorante di incompetenza…spesso piuttosto stantia”.
Simona Ruffini, a questo punto, ha pubblicato un breve tweet su X: “Volevo avvisare tutti quelli che lavorano pro bono o che tramite associazioni senza scopo di lucro aiutano migliaia di persone l’anno senza prendere soldi che non siete dei veri professionisti. Mi spiace, sapevatelo”, le sue parole.
Bruzzone: “C’è differenza tra il professionista ed il volontario”
La Bruzzone, allora, ha nuovamente replicato: “Chiariamo un concetto molto semplice, visto che nella disperazione qualcuno continua a confondere ciò che è elementare. Un professionista è una persona che vive del proprio lavoro, che dal proprio lavoro trae reddito in modo strutturato, continuativo e principale. Non ci gioca nel tempo libero, non lo pratica come passatempo, non lo spaccia per professione mentre campa d’altro (ed è piuttosto evidente). Chi fa volontariato, per definizione, svolge un’attività nel proprio tempo libero, senza ricavarne un guadagno, senza che quella attività costituisca il fulcro della propria vita lavorativa proprio perché attività lavorativa non è e mai sarà”.
“Sono due piani completamente diversi – ha aggiunto -. Distinti. Separati. E confonderli non è una sfumatura, è proprio un problema di comprensione della realtà. La differenza è semplice. Direi persino elementare. Ma per taluni anche distinguere tra un lavoro e un “dopolavoro” diventa un esercizio proibitivo. Ormai spiegare a certi soggetti la differenza tra un mestiere, un hobby e una recita social sta diventando un impegno specialistico. Quando la confusione regna sovrana, anche le definizioni più banali diventano un’impresa titanica”.
Ruffini: “Non c’è nessuno scontro”
Riportiamo la replica, espressa su X, di Simona Ruffini a quanto riportato nel presente articolo: “Per quanto mi riguarda non c’è nessuno scontro e chi alimenta questa squallida diatriba, peraltro senza contattarmi, cavalca il lato pietoso della criminologia. Che non è quello dove voglio stare”.

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