Mentre si susseguono le indiscrezioni relative alla relazione dell’anatomopatologa Cristina Cattaneo, secondo la quale Chiara Poggi, prima di essere uccisa, avrebbe lottato a lungo con il suo aggressore, non accennano a placarsi i contrasti sulla valutazione del dna ritrovato sulle unghie della ragazza, riconducibile alla linea patrilineare della famiglia Sempio. Non manca, infatti, chi ha definito quel dna “degradato” e, quindi, inutile a fini probatori. Una tesi respinta dal genetista Pasquale Linarello, che già nel 2017 sosteneva di aver individuato, dalle analisi dei margini ungueali di Chiara Poggi, il dna di Andrea Sempio.
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Linarello: “Necessario fare alcune precisazioni dopo aver letto certe valutazioni”
“Credo che le valutazioni scientifiche debbano necessariamente essere condotte nelle sedi opportune e soprattutto partire da dati oggettivi – ha scritto sul proprio profilo Facebook Linarello -. Tuttavia, poi leggo certe valutazioni… respiro, rifletto e, nel rispetto delle idee di tutti, sento l’obbligo di fornire alcune precisazioni: il termine ‘degradazione’, nella perizia Albani, compare esclusivamente quando si parla del dna contenuto nella spazzatura (perché qui abbiamo i dati della quantificazione)”.
“Il perito Albani – aggiunge-, riguardo al dna isolato dalle unghie, riferisce di «aplotipi misti parziali in singola replica non consolidati» e sottolinea che il mancato processo di quantificazione di quel dna costituisce un errore, poiché non disponiamo di dati sulla quantità di DNA totale, di DNA maschile né sull’indice di degradazione di quel dna. Ora io sono di parte….per carità. Ma la dr.ssa Albani è l’esperto del Giudice ed è super partes. Lo scrive pure eh…ai posteri l’ardua sentenza”.
Immagine in pagina: Pasquale Linarello a Mattino 5 (stopframe Mediaset Infinity)

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