Matteo Fabbri

La nuova indagine sul delitto di Garlasco, che vede indagato per concorso in omicidio Andrea Sempio, sembra avviarsi verso la conclusione. Tra gli elementi che la procura ha in mano, dei quali ancora molti secretati, vi è anche quello relativo al dna ritrovato sulle unghie di Chiara Poggi, riconducibile, secondo la perizia eseguita dalla dottoressa Denise Albani, alla linea patrilineare della famiglia Sempio. Eppure, tra i vari opinionisti che quotidianamente affollano i salotti televisivi – non ultima Francesca Carollo -, c’è chi ancora ribadisce che quelle tracce genetiche non siano vero e proprio dna. A fare chiarezza, nella puntata di Mattino 5 andata in onda venerdì 27 marzo, è intervenuto Matteo Fabbri, genetista consulente della difesa di Alberto Stasi.

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Fabbri: “Il cromosoma Y fa parte del nostro dna. Già nel 2014 avevamo escluso che potesse appartenere a Stasi”

“Sembra che il cromosoma Y non appartenga all’essere umano ma sia di altra natura – ha affermato Matteo Fabbri -. Il cromosoma Y fa parte del nostro dna: a differenza del dna autosomico, che ci permette di individuare una persona unica e ben precisa, raccoglie un insieme di individui correlati dalla linea patrilineare. Sicuramente non individua un unico soggetto e individua un gruppetto, poi l’indagine tradizionale aiuterà ad individuare un soggetto di questo gruppetto”.

“Questo dna ungueale – ha proseguito Fabbri – non documenta una difesa attiva: nessuno di noi ha mai detto che i livelli di dna attestano un afferramento attivo nei confronti di un soggetto, ma attestano un contatto tra i due margini ungueali. Sarà la procura e l’attuale indagato a dover dare spiegazioni e a motivare perché quel dna era presente lì. Noi, già nel 2014, avevamo escluso che quel dna potesse appartenere ad Alberto Stasi”.

Immagine in pagina: Matteo Fabbri in collegamento a Mattino 5 (stopframe Mediaset Infinity)

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