Tra gli elementi che, nel 2015, contribuirono alla condanna di Alberto Stasi per l’omicidio di Chiara Poggi, vi sono anche alcune impronte dell’ex studente della Bocconi rinvenute sul dispenser del sapone in bagno, dove, secondo l’accusa, l’assassino si sarebbe lavato per eliminare le tracce di sangue. Proprio su questo punto, nel corso della puntata de Lo stato delle cose andata in onda lunedì 16 febbraio, è intervenuto Stefano Vitelli, giudice che, in primo grado, assolse Stasi.
Leggi anche: Stefano Vitelli, la lectio magistralis sul ragionevole dubbio
Vitelli: “Lavandino sporco e privo di sangue, ragionevole dubitare che l’aggressore lo abbia utilizzato”
“Il dispenser pone una serie di criticità che sono paradigmatiche di questo caso – ha spiegato Vitelli -. Quel lavandino è sporco ed è privo di sangue. Se non c’è il sangue, neanche nel sifone, devo pensare che ci sia stato un lavaggio accurato. Se c’è un lavaggio accurato non si comprende però perché sia sporco e perché ci siano tracce di dna di altri familiari e dei capelli, poi repertati dai carabinieri di Vigevano. L’assassino ha sostato davanti allo specchio, come ci dicono le impronte sul tappetino, ma quel lavandino presenta una criticità di fondo che pone un ragionevole dubbio sul fatto che l’aggressore lo abbia davvero utilizzato”.
“Che Stasi – ha proseguito – la sera prima possa aver utilizzato il lavandino per lavarsi le mani dopo aver mangiato la pizza, circostanza accertata, e prima di aver lavorato alla tesi, circostanza anch’essa accertata, non ce lo deve dire l’imputato, ce lo deve dire innanzitutto il buon senso. L’imputato ci deve dire le cose anomale, le cose particolari, non ci deve dire quante volte è andato in bagno e ha tirato lo sciacquone, non ci deve dire che ha utilizzato il lavandino per lavarsi le mani. Si crea altrimenti un’inversione che è davvero pericolosa”.
“I capelli ritrovati nel lavandino? Di chi siano non lo so – ha sottolineato Vitelli -. Bisogna iniziare imparare a dire ‘non lo so’ se non abbiamo elementi. Quel lavandino è sporco e non c’è sangue: ciò pone un grosso problema sul fatto che l’aggressore, con le mani sporche di sangue, lo abbia effettivamente utilizzato”.
Davide Lanzillo
Immagine in pagina: il giudice Stefano Vitelli a Lo stato delle cose (stopframe RaiPlay)

Rispondi