Analitico, razionale, riflessivo. Lucido nell’analizzare, punto per punto, i controversi elementi che, dopo due sentenze di assoluzione, hanno portato, nel 2015, alla condanna di Alberto Stasi per l’omicidio di Chiara Poggi. Stefano Vitelli, giudice che assolse nel processo di primo grado l’ex bocconiano, è stato il vero protagonista dell’ultima puntata di Ore 14 Sera, andata in onda giovedì 29 gennaio. Il magistrato, autore del libro “Il ragionevole dubbio di Garlasco”, scritto insieme al giornalista Giuseppe Legato, ha risposto con calma serafica alle “obiezioni” degli ospiti del talk, per poi accendersi con verve di fronte ad affermazioni, dal suo punto di vista, illogiche e prive di fondamento giuridico. Una vera e propria lectio magistralis di diritto la sua, volta a ricordare (e a sottolineare) quello che è il ruolo del giudice: raccogliere ed analizzare tutti gli elementi a disposizione con sguardo critico e meticoloso senza farsi influenzare da fattori esterni ed emettere una sentenza di condanna solo e soltanto in caso di superamento del principio di ragionevole dubbio.
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Vitelli: “La telefonata al 118? Anomala, ma non siamo dentro l’animo di Stasi mentre fa quella chiamata”
“Garlasco per me era e resta un caso paradigmatico di ragionevole dubbio – ha esordito Vitelli -. A mio avviso, sulla base di tanti elementi, è rimasta una situazione di obiettiva incertezza. Il ragionevole dubbio non è soltanto l’esito di un giudizio, ma il dubbio deve alimentare la ricerca della verifica di ogni singolo indizio e non fermarsi alla prima intuizione. Un giudice, per prima cosa, deve mettere in discussione se stesso e questa è la cosa più difficile. La sentenza di condanna emessa nei confronti di Stasi a me non ha convinto: per me il caso Garlasco rappresenta per eccellenza il principio del ragionevole dubbio”.
“La telefonata al 118, a mio avviso, non è un indizio, al limite costituisce un sospetto – ha spiegato Vitelli a proposito della telefonata effettuata da Stasi al momento del ritrovamento del corpo – : noi non siamo dentro l’animo di Alberto Stasi quando fa quella chiamata. A me personalmente quella telefonata ha dato l’impressione di una certa freddezza, di un certo distacco, ma ciò non vale per tutti: ho fatto sentire quella chiamata ad un vecchio amico del liceo caratterizzato da una grande intelligenza emotiva e che non leggeva giornali e non guardava tv e lui, in quella conversazione, ci ha sentito ansia e paura, non freddezza. Rimane il sospetto ed era giusto indagare su Stasi, ma se si fosse scoperto prima il suo alibi informatico forse le indagini avrebbero perso una strada diversa”.
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“La sera prima dell’omicidio è lineare, non emergono tracce di litigi o frizioni”
“Nella ricostruzione della serata prima dell’omicidio – ha sottolineato Vitelli – è emersa una sostanziale complicità di coppia senza che ci siano stati degli apparenti segnali di frizione. Una sorta di linea retta: Chiara che chiama la mamma, la quale la sente tranquilla, poi prendono una pizza ed in seguito inizia il lavoro sulla tesi, interrotto dalla questione del cane di Alberto. In quel momento Chiara potrebbe aver frugato sul computer di Stasi e, al di là della visione o meno della cartella ‘Militare’, c’è un dato che conferma quello che avevamo già detto in primo grado: Chiara si mette poi sicuramente a guardare immagini di cuccioli e sembra pure che abbia letto e iniziato a correggere la tesi di Alberto”.
“Quando rientra – ha proseguito -, Stasi si mette a lavorare sulla tesi: se ci fosse stato un litigio occasionato dalla visione di immagini pornografiche o per altri motivi anche più banali, questo quando sarebbe nato? La mattina? Difficile, dato che c’è una finestra di soli 23 minuti. Quindi avrebbe dovuto esserci un litigio montato la sera che abbia poi avuto una violenta e rapidissima esplosione la mattina seguente: la mattina, infatti, non c’era tempo per iniziare un litigio o per riprenderlo in maniera problematica. Il movente è fantasma. Non emergono tracce di litigi: anche durante la notte non ci sono chiamate o messaggi per un eventuale chiarimento. Noi non abbiamo trovato una frizione, non abbiamo trovato questa linea retta che si spezza”.
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“Dna sui pedali, posizione del corpo e le scarpe pulite: ecco cosa non torna”
“Il più importante indizio a carico di Stasi -ha affermato Vitelli – era la presenza del dna della vittima sui pedali della sua bicicletta. Io giudice, in quel caso, mi aspetto che la prova testimoniale della Bermani, sicuramente attendibile, si incastri con quell’elemento. Mi aspetto quindi che la Bermani mi descriva una bicicletta che a livello di macro descrizione sia coerente con quella che usava Alberto Stasi. Se le due cose non si incastrano, io mi devo fermare lì. Altro problema è la posizione del corpo: dal materiale che avevo a disposizione, si evince che Chiara sia scivolata lentamente lungo le scale della cantina ed Alberto Stasi, che non sarebbe rientrato, dice che era in fondo. Questo è un grosso problema per l’ipotesi accusatoria: come faceva Stasi a sapere che il corpo si trovava in fondo alle scale se non era rientrato? Per quanto riguarda le scarpe pulite, le avevano anche due carabinieri entrati nella villetta. Se Stasi non avesse effettivamente fatto quel percorso sarebbe stato un grave indizio, ma avrebbe dovuto essere provato, cosa che non è invece avvenuta”.
“L’acqua in questo caso – ha sentenziato Vitelli – è profondamente limacciosa e quando non si vede il fondale esiste un’unica soluzione, che è quella di assolvere. Io non ho avuto difficoltà ad assolvere perché il problema è condannare se le cose non sono lineari. Per mettere in galera le persone serve una base solida: non si possono mettere insieme piccoli indizi che di per sé non sono così pervasivi. Gli indizi devono essere forti e precisi, soltanto allora li puoi mettere insieme”. Perché, in sintesi, ciò che sembra volerci suggerire il giudice Vitelli è questo: meglio correre il rischio di avere un colpevole in libertà piuttosto che un innocente in carcere.
Davide Lanzillo
Immagine in pagina: il giudice Stefano Vitelli a Ore 14 Sera (stopframe RaiPlay)

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