Alessandro De Giuseppe, in un servizio trasmesso nella prima puntata di Verità nascoste, ha risposto alla denuncia presentata da Stefania Cappa nella quale la donna accusa lui, l’avvocato Antonio De Rensis e l’ex maresciallo dei carabinieri Francesco Marchetto di aver cercato di manipolare l’opinione pubblica.
“Ci occupiamo di Garlasco dal 2016, solo con la nuova indagine abbiamo trovato testimonianze che andava nella direzione delle Cappa”
“Abbiamo iniziato a occuparci del caso Garlasco nel 2016, quando nessuno era disposto a sostenere che nella sentenza di condanna di Stasi c’erano un sacco di anomalie e criticità – ha spiegato De Giuseppe – Da allora abbiamo passato settimane e settimane a Garlasco, abbiamo letto centinaia di documenti e cercato indizi e testimonianze per fare luce su una storia che ci sembrava controversa. Siamo andati, ad esempio, da Franca Birmani, la signora che vide la famosa bici nera da donna, la quale ci disse che non poteva essere quella di Stasi. Nel 2017 abbiamo parlato dei capelli nel lavandino, della marcia indietro del testimone Muschitta e dell’effettiva possibilità di comparare il DNA ritrovato sotto le unghie di Chiara. Tutte cose che oggi sono diventate centrali nella discussione sul caso Garlasco”.
“Tutto questo – ha sottolineato – lo abbiamo fatto a prescindere da Sempio e dalle gemelle Cappa. Il nostro lavoro si è sempre incentrato sulla sentenza di condanna che ha mandato Stasi in carcere, che sembrava presentare diversi elementi controversi. È soltanto con la nuova indagine, quando abbiamo ripreso ad andare a Garlasco in maniera continuativa, che abbiamo trovato delle testimonianze che andavano nella direzione delle Cappa. Quelle che abbiamo pubblicato sono soltanto una mezza dozzina, ma ce ne sono di più”.
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“Mai usato le testimonianze in maniera manipolatoria”
“Prendiamo la testimonianza di Gianni Bruscagin – ha proseguito De Giuseppe – La tesi che sembra emergere dall’esposto è che noi avremmo usato quella testimonianza in maniera manipolatoria per alimentare la pista contro le gemelle e orientare le indagini e l’opinione pubblica. Quella testimonianza, dopo averla raccolta, non l’abbiamo mandata in onda, non abbiamo fatto nulla per orientare l’opinione pubblica: l’abbiamo infatti data ai carabinieri, firmando un documento che ci obbligava a non divulgare quella notizia”.
“Se davvero avessimo costruito o manipolato quella testimonianza per alimentare una determinata tesi – si è chiesto De Giuseppe -, perché avremmo dovuto tenerla nascosta? Perché invece di utilizzarla subito avremmo deciso di consegnarla agli investigatori? La procura, tra l’altro, invece di sbugiardarci e considerare quel testimone un mitomane, ha deciso di dragare il canale di Tromello dando credito, quindi, alla possibilità che Bruscagin stesse dicendo la verità”.
“Quello che penso io e quello che può pensare qualunque giornalista che si sta occupando di questa vicenda – ha infine aggiunto – non ha alcuna importanza. Ciò che conta è quello che pensa la procura di Pavia, che, dopo aver sentito le gemelle e aver fatto le proprie verifiche, sostiene oggi che nessun membro della famiglia Cappa abbia a che fare con l’omicidio di Chiara Poggi”.
Immagine in pagina: Alessandro De Giuseppe nel servizio andato in onda a Verità nascoste (stopframe Mediaset Infinity)

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