Una tragedia nella tragedia. Pasquale Carlomagno e Maria Messenio, genitori di Claudio Carlomagno, accusato del femminicidio della moglie Federica Torzullo ad Anguillara, sono stati ritrovati morti nella loro abitazione nella serata di ieri, sabato 24 gennaio. I due – 69enne imprenditore il primo, 65enne ex poliziotta in pensione ed assessore alla sicurezza del Comune di Anguillara la seconda, ruolo che aveva lasciato lo scorso 20 gennaio dopo l’arresto del figlio – si sono impiccati l’uno di fianco all’altro nel giardino della propria proprietà. Troppo forte il dolore per quanto commesso dal figlio, troppo grande la vergogna di essere finiti sotto la gogna mediatica. Uno stato di disperazione tale che li ha convinti che, probabilmente, sarebbe stato meglio morire piuttosto che vivere con un fardello così pesante sulle proprie spalle.
La lettera lasciata all’altro figlio
Pasquale e Maria, prima di togliersi la vita, avrebbero lasciato una lettera indirizzata all’altro figlio, Davide Carlomagno, nella quale avrebbero spiegato le ragioni del loro gesto. Proprio Davide, che avrebbe ritrovato la lettera nella propria abitazione, ha lanciato l’allarme contattando una zia, la quale, dopo aver raggiunto la villetta dei coniugi, ha chiamato il 118. I soccorritori, una volta entrati nella proprietà, avrebbero poi fatto la tragica scoperta. Sul posto, successivamente, sono intervenuti i carabinieri per i rilievi.
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Il dolore e l’ombra del sospetto
A spingere i due coniugi al tragico gesto, come detto, non vi sarebbe soltanto il dolore per quanto commesso dal figlio, ma anche la vergogna per essere finiti sotto la gogna mediatica. “Purtroppo ancora ieri si leggevano sui social messaggi come ‘quella donna ha fatto bene ad ammazzarsi avendo partorito un mostro’” – ha affermato Andrea Miroli, avvocato di Claudio Carlomagno. Sul padre, inoltre, si era allungata l’ombra dei sospetti degli inquirenti, alla ricerca di un eventuale complice nel femminicido di Federica Torzullo. Le telecamere di sorveglianza, infatti, avevano ripreso il suo furgone transitare davanti alla villetta della coppia nelle ore a ridosso del delitto e fermarsi per nove minuti. Il motivo di quella visita, tuttavia, sarebbe stato legato alla necessità di restituire al figlio le chiavi del mezzo in uso all’azienda di famiglia.
Pasquale Carlomagno, in quei minuti, aveva provato a telefonare a Claudio citofonando poi più volte senza ricevere risposta. Il figlio, in quel caso, si era giustificato con il padre dicendogli che il citofono era fuori uso per un distacco di corrente e che non aveva sentito il telefono.
Davide Lanzillo

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