Giada Bocellari (stopframe RaiPlay)

Non solo su quella di Andrea Sempio. La nuova inchiesta condotta dalla procura di Pavia sul delitto di Garlasco, che vede indagato per concorso in omicidio l’amico del fratello di Chiara Poggi, sta ovviamente avendo ripercussioni anche sulla vita di Alberto Stasi, che per quell’omicidio è stato condannato nel 2015 a sedici anni di carcere. Le indagini presiedute dal procuratore capo Fabio Napoleone, infatti, potrebbero riscrivere la storia di quanto avvenuto la mattina del 13 agosto del 2007 cambiando, di conseguenza, anche il ruolo dell’allora fidanzato di Chiara. Inevitabile, quindi, che Stasi stia vivendo questi mesi con attesa e, probabilmente, speranza. Un aspetto sul quale, nel corso di un’intervista rilasciata al canale Youtube della giornalista Laura Marinaro, si è soffermata Giada Bocellari, suo legale storico.

“Stasi non legge la stampa e non guarda la tv. L’aspetto mediatico? Purtroppo conta”

“Alberto, fino a quando qualcuno gli gira qualche notizia o qualche post che lo infastidisce, sta bene – ha affermato l’avvocato Bocellari -. Vive nel suo mondo ovattato: per legittima difesa, non guarda la stampa e non ascolta la televisione. Viene aggiornato solamente da noi, anche se quello che sta succedendo, ovviamente, gli interessa. Ogni tanto gli arriva qualche notizia o pseudonotizia che lo riguarda con gli insulti che seguono e ciò, per lui, rimane una ferita aperta. Al di là di questo, comunque, la cosa che lo lascia molto stupito è che adesso, quando gli capita di essere in giro, viene spesso fermato da persone comuni che gli manifestano tutto il loro sostegno: questo, dopo tanti anni, ti dà la forza di andare avanti”.

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“Ciò che ha rilievo, come mi ha insegnato il professor Giarda, avviene solamente nelle aule di tribunale e tutto ciò che sta attorno conta fino ad un certo punto – ha proseguito il legale -. Condivido ancora questo oggi pensiero e, per questo, appaio poco mediaticamente, ma senza dubbio l’aspetto mediatico conta da tanti punti di vista, anche da quello psicologico di chi affronta un certo tipo di situazione. Negare questo sarebbe disonesto. I processi, purtroppo, hanno ripercussioni anche dettate dal clamore mediatico che vi sta attorno. Forse, grazie anche al caso Garlasco, riusciremo un giorno a risolvere questa situazione anche sotto l’aspetto legislativo”.

“Diagnosi a distanza di patologie parafiliche, serve un freno a ciò che viene detto”

“Oggi – ha aggiunto l’avvocato Bocellari – vale tutto: io devo sentir parlare della salute mentale del mio assistito, di cui nessuno sa nulla dato che le cartelle cliniche non sono disponibili, anche con i particolari più pruriginosi che riguardano la sua intimità che nulla hanno a che vedere con l’omicidio o con il movente. Si arriva a dire che Stasi sarebbe affetto da psicopatologie parafiliche o addirittura, in alcuni casi, che sarebbe un pervertito. Tutto ciò dovrebbe avere un freno: questo vale per Stasi, ma lo stesso potrebbe valere anche per Sempio. Questa una situazione paradossale: una persona, anche se condannata, ha dei diritti”.

“Se stiamo pensando a delle querele? Noi ci stiamo tutelando in tutte le sedi possibili e credo sia doveroso farlo – ha sottolineato -. Ripeto, non vale tutto: ciascuno è libero di avere le proprie idee, ma ci sono dei limiti. Facciamo valutazioni di opportunità, di tempistiche, di tipi di azioni da fare: c’è un team di legali che sta valutando tutto questo”.

Davide Lanzillo

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