Carmelo Abbate

Quarto Grado, nella puntata andata in onda venerdì 17 aprile, è tornato ad occuparsi – come fa ogni settimana da un anno a questa parte – del caso Garlasco. Tra i numerosi interventi che hanno animato il dibattito, uno, tra gli altri, è meritevole di particolare attenzione: quello di Carmelo Abbate sull’ormai celebre impronta 33 rinvenuta sul muro delle scale della cantina sulle quali, il 13 agosto 2007, è stato ritrovato il corpo di Chiara Poggi.

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Le parole di Carmelo Abbate e la risposta di Paolo Reale

Carmelo Abbate, dopo aver parlato della questione relativa al dna ritrovato sulle unghie della vittima e compatibile, per la procura, con la linea patrilineare del nuovo indagato Andrea Sempio (“Il dna non è una prova regina contro Sempio – le sue parole -, è un elemento indiziario forte che da solo non vale nulla, ma se lo metti insieme ad altri eventuali elementi diventa una morsa che lo stringe e non lo libera più), si è soffermato proprio sull’impronta 33 lanciando una stoccata: “Siamo in un mondo meraviglioso – ha detto -. Fino a quando, nel 2007, si cercava Stasi, quella, per la parte civile in primis, era la firma dell’assassino. Capra (genetista consulente della famiglia Poggi, ndr) diceva infatti che l’impronta 33 era l’impronta lasciata dall’assassino”.

Una ricostruzione, questa, smentita da Paolo Reale, consulente della parte civile nonché cugino di Chiara: “Ma non è vero che ha detto questa cosa, non è vero. Tutte le volte c’è questa abitudine di parlare delle persone che non sono presenti: la scorsa volta c’era Capra ma questo non glielo hai detto”.

Cosa disse nel 2007 Marzio Capra

Ad aver ragione, nel botta e risposta, è tuttavia proprio Carmelo Abbate. In un articolo pubblicato da La Provincia Pavese il 12 settembre 2007, proprio Capra, come riportato in un virgolettato del quotidiano, affermava infatti che le impronte digitali rilevate sul muro della scala “non sono della vittima e devono essere approfondite. Potrebbero portare all’assassino”. Le impronte, si legge ancora nell’articolo, sarebbero state lasciate dall’aggressore per evitare una rovinosa caduta e costituirebbero la sua “firma”. Capra, pur utilizzando un condizionale, sembrava quindi convinto dell’importanza di quelle tracce, seguendo una ricostruzione condivisa da più parti all’epoca del delitto e che adesso, invece, in molti si affrettano a smentire.

Davide Lanzillo

Immagine in pagina: Carmelo Abbate a Quarto Grado (stopframe Mediaset Infinity)

 

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