Daniela Poggi

Daniela Poggi, conduttrice della trasmissione Chi l’ha visto? dal 2000 al 2004, è protagonista di “Figlio, non sei più giglio”. Sul palco, nello spettacolo scritto e diretto da Stefania Porrino, anche la musicista Mariella Nava. Tre donne che non si rassegnano al fatto che diventi “normale” sentir parlare di femminicidi e che si interrogano su quanto si possa fare per prevenire, per educare e per rigenerare i rapporti tra i due sessi.

“Mi sento una grande responsabilità – spiega Daniela Poggi -. Portare in scena la madre di un femminicida, di un assassino, è un compito arduo. Soffro con lei ogni replica. Sul palco con me la grande cantautrice Mariella Nava che mi coadiuva e mi supporta con i brani scritti appositamente da lei per lo spettacolo alternati a brani storici del suo repertorio di cantautrice. Riprenderemo lo spettacolo, la tournée, ai primi di novembre e speriamo di portarlo anche nelle scuole italiane oltre che nei maggiori teatri della penisola”.

Lo spettacolo

Tra gennaio e ottobre dello scorso anno, secondo i dati dell’Ansa, il numero delle donne ammazzate per mano di un uomo è infatti continuato a salire raggiungendo un bilancio complessivo di quasi 70 casi e, secondo il Viminale, assistiamo a un incremento di omicidi commessi dal partner o ex partner. Evidentemente c’è molto di sbagliato nella maturazione affettiva di un’intera società, nell’incapacità degli uomini di controllare le proprie emozioni ma forse anche nel rapporto troppo possessivo e a volte morboso delle madri con i figli maschi.

Domanda: e se fosse proprio la madre che l’uomo vuole uccidere identificandola con la propria compagna? “…ma la guardavi negli occhi, mentre la colpivi, mentre lei gridava, la guardavi negli occhi. Non sei riuscito a vedere in quegli occhi di donna gli occhi di una madre così simili agli occhi di tua madre…” (tratto dal testo, ndr). Uomini sbagliati? Madri sbagliate? Educazione sbagliata? Si tratta di un problema complesso dai risvolti sia psicologici che sociali e culturali che non si può spiegare e affrontare in modo univoco.

Questa è l’ottica che le tre artiste propongono al pubblico per cercare insieme di analizzare, comprendere e superare vecchi stereotipi e nodi irrisolti che affondano nell’inconscio di ciascuno di noi e di un’intera società che ancora stenta a riconoscere il diritto al rispetto che ogni donna ha il dovere di esigere da parte dell’uomo.

Nel testo “Figlio, non sei più giglio”, che prende come motivo ispiratore il famoso Pianto della Madonna di Jacopone da Todi, attraverso un dialogo tra musica e prosa, due madri si confrontano, si scambiano le loro esperienze: l’attrice è madre di un femminicida, la musicista è madre di un giovane apparentemente “normale”. In una società che non è più capace di “riconoscere l’altro”, la domanda che la madre dell’assassino rivolge insistentemente all’altra è: “L’hai mai guardato veramente negli occhi? Stai attenta a tuo figlio, osservalo bene, guardalo negli occhi!”

Il teatro è un’arte basata sul conflitto e sull’espressione delle emozioni. Per la sua forza e per la struttura stessa che lo caratterizza può diventare terapeutico e aiutare lo spettatore a intraprendere un fruttuoso cammino di autocoscienza: cosa c’è dietro l’apparente normalità di questa umanità stravolta? Questa è la domanda cui siamo tutti chiamati a cercare la risposta perché non si debba mai più sentir parlare di femminicidi.

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