Una “piccola rivoluzione copernicana”. Così l’antropologo forense Francesco Galassi, nella puntata di Filorosso andata in onda lunedì 6 luglio, ha definito il lavoro della professoressa Cristina Cattaneo, incaricata di ricostruire circostanze, modalità e tempistiche del delitto attraverso l’analisi del corpo di Chiara Poggi.
Leggi anche: De Giuseppe: “Vergognosi quei ‘non ricordo’, fingono per non fare una figura meschina”
Galassi: “La Cattaneo introduce l’elemento della reattività della vittima, prima considerata inesistente”
“Per vent’anni ci siamo formati nella mente un modello che oggi viene sconfessato in maniera forte dalle nuove risultanze della professoressa Cattaneo”, ha dichiarato Galassi. “All’interno della relazione della professoressa c’è una piccola rivoluzione copernicana: viene introdotto un elemento fondamentale, la reattività della vittima, prima considerata del tutto inesistente. Nel suo modello ci sono tre fasi: nelle prime due la vittima mantiene lo stato di coscienza ed è in grado di reagire al proprio aggressore. Vi è infatti evidenza anatomica di lesioni da difesa passiva, come indicato dall’utilizzo di una parte anatomica come la mano a protezione del volto. È proprio sulla mano che sono stati trovati capelli recisi della vittima e le due tracce ascrivibili alla linea paterna di Sempio”.
“Prima”, ha proseguito Galassi, “c’era solo il Dna e si potevano fare ipotesi su un trasporto secondario. Oggi, invece, la professoressa Cattaneo ha introdotto una contestualizzazione forte: si può ipotizzare che il Dna derivi primariamente da una lotta tra vittima e aggressore. La novità sta nelle lesioni, mai descritte nelle relazioni medico-legali. Nell’appello bis l’assenza di lesioni da difesa era stata utilizzata come criterio identificativo di persona nota; qui si intravede il germe del ribaltamento”.
“Il movente? Da medico e anatomista mi devo basare sulla letteratura scientifica internazionale”, ha infine spiegato. “Dall’analisi delle lesioni cadaveriche non si può stimare il movente o altre caratteristiche psicologiche, su questo passo la palla ai criminologi. Ora, però, la scena del crimine va letta in modo opposto rispetto al passato”.
Immagine in pagina: il professor Francesco Maria Galassi a Filorosso (stopframe RaiPlay)

Rispondi