Roberto Porta e Daniele Occhetti

Nella nuova inchiesta sul delitto di Garlasco, che vede indagato per concorso in omicidio Andrea Sempio, si sta ormai assistendo ad una sorta di “guerra” tra consulenze. Le varie parti, in particolare, si stanno concentrando sulle analisi dei computer di Chiara Poggi e Alberto Stasi. Per quanto riguarda il pc di Stasi, condannato nel 2015 a sedici anni di carcere per l’omicidio, la parte civile ha depositato una consulenza nella quale si sostiene che Chiara, la sera prima del delitto, abbia visto i file pornografici contenuti al suo interno. Di parere opposto i consulenti di Stasi e anche Daniele Occhetti e Roberto Porta, periti del giudice Stefano Vitelli durante il processo di primo grado.

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Occhetti: “Noi non ci siamo limitati alla lettura del dato, ma abbiamo dimostrato le motivazioni tecniche”

“Le differenze tra quello che abbiamo realizzato noi dal punto di vista tecnico e quello che ha proposto la parte civile stanno tutte nella tipologia di analisi che è stata fatta – ha affermato Daniele Occhetti nella puntata di Ignoto X andata in onda lunedì 9 marzo -. La parte civile ha sicuramente svolto le sue indagini ed ha letto dei dati. Da questi dati ha evidentemente ricavato un comportamento di Chiara Poggi, che avrebbe aperto queste cartelle. Noi, invece, siamo andati decisamente più in profondità e abbiamo analizzato come questo può essere accaduto e quali sono le circostanze in cui ci possono essere stati degli interventi non di Chiara, ma del sistema informatico che lei stava utilizzando”.

“Noi – ha proseguito – non ci siamo limitati alla lettura del dato, ma abbiamo dimostrato quelle che sono le motivazioni tecniche per cui quel dato prende forma. Abbiamo svolto delle analisi sofisticate: abbiamo ricreato le condizioni dell’epoca e abbiamo ricostruito in modo virtuale quello che era il computer di Alberto Stasi con tutte le sue caratteristiche.  Il motivo per cui i nostri risultati sono convergenti verso l’esclusione che Chiara possa aver visto delle immagini pornografiche e aperto la cartella ‘Militare” sta nell’insieme e nella qualità dei dati che siamo riusciti a ottenere”.

“Siamo riusciti a dimostrare che l’evidenza di quell’acceso alla cartella alle 22 è un unicum – ha sottolineato -, ovvero non si riscontra in nessun’altra situazione. Quella sera vengono prima aperte delle cartelle e vengono viste delle immagini e la stessa dinamica si ripeterà dopo: tutte queste attività lasciano delle tracce profonde ed evidenti, che sono assolutamente verificabili. Questo dato delle 22 dell’accesso alla cartella “Militare”, invece, è un dato che non lascia alcun tipo di traccia, se non il dato in se, ovvero questo riferimento che poi si scoprirà essere dovuto ad un’azione del computer e non di Chiara Poggi”.

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Porta: “La parte civile? Si è limitata al dato prodotto dal software”

“Per fare questo tipo di attività – ha aggiunto Roberto Porta – si utilizza il Plaso, che hanno utilizzato anche loro. Questo software estrae tutte le date nei formati possibili. Quindi, come si potrà vedere se uno fa quell’operazione, riscontra anche delle date che sono assurde, come la data del 1856. Questo è un segnale che ci fa capire che quel dato non è da prendere così come viene presentato, ma che va contestualizzato. Abbiamo fatto questo esempio perché si tratta di una data vera, ovvero che è presente su quel computer, ma che non è attendibile”.

“Credo che loro (il riferimento è ai consulenti della parte civile, ndr) si siano limitati al dato che ha prodotto questo software, che dice che c’è una data di accesso riscontrata sul sistema che porta alle 22.00 – ha spiegato -. Sulla base di questo hanno interpretato la data di ultimo accesso senza probabilmente approfondire i motivi per cui quella data è stata generata. Si sono forse fermati troppo presto: se avessero fatto un approfondimento un po’ più strutturato su tutto il sistema, probabilmente sarebbero arrivati anche loro allo stesso risultato”.

Davide Lanzillo

Immagine in pagina: Roberto Porta e Daniele Occhetti in collegamento a Ignoto X (stopframe La7 On Demand)

Una risposta a “Porta e Occhetti: “Ecco perché Chiara non può aver visto le immagini pornografiche sul pc di Stasi””

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