Il nuovo servizio delle Iene sul delitto di Garlasco, dopo settimane di attesa, è finalmente andato in onda. Nella puntata di domenica 11 gennaio, Alessandro De Giuseppe, che da anni si occupa con attenzione della vicenda, ha proposto al pubblico due testimonianze inedite: la prima è quella di una donna che dice di aver incrociato la mattina dell’omicidio Maria Rosa Poggi, zia di Chiara e madre delle gemelle Cappa, nei pressi di un incrocio vicino ad un distributore in via San Zeno, a poca distanza dalla villetta di via Pascoli, mentre la seconda è quella di un uomo che, in modo analogo a quanto riferì all’epoca l’operaio Marco Muschitta (che tornò però subito sui suoi passi affermando di essersi inventato tutto), avrebbe visto una giovane donna bionda uscire da via Pascoli con un attrezzo in mano. Dichiarazioni che, per alcuni, potrebbero riscrivere la storia di quanto effettivamente avvenuto nella mattina del 13 agosto 2007.
L’attendibilità delle nuove testimonianze
Le due testimonianze, come detto, sono inedite, ovvero – almeno quando il servizio è stato girato – mai raccolte dagli inquirenti. È probabile, tuttavia, che i due soggetti, nelle scorse settimane, siano stati ascoltati dalla procura di Pavia che, da quasi un anno, ha riaperto le indagini sul delitto di Garlasco. E proprio la procura, va sottolineato, è l’organo più accreditato per valutarne con precisione la loro attendibilità. Da semplici osservatori, tuttavia, qualche punto interrogativo, va ammesso, rimane.
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Le testimonianze raccolte dopo così tanti anni, per antonomasia, rischiano di non essere sempre precise. Questo, ovviamente, non significa mettere in dubbio la buona fede di coloro che riportano tali fatti, ci mancherebbe. Il ricordo, tuttavia, con il trascorrere del tempo tende “ad aggiustarsi”, subendo qualche modifica rispetto a quello originario. E soprattutto, in particolar modo in una vicenda, come quella relativa al delitto di Chiara Poggi, sottoposta alla costante attenzione dell’opinione pubblica, non è immune da “suggestioni” e dal desiderio – ripetiamo, sempre in buona fede – di voler dare il proprio contributo nella scoperta alla verità.
La fiducia nella procura di Pavia
Queste due testimonianze, insomma, vanno prese, almeno da noi spettatori esterni, con le molle: le ascoltiamo e ne prendiamo atto, ma sarebbe fuorviante, su di esse, costruire un castello accusatorio. Spetterà agli inquirenti (che in mano hanno sicuramente molti più elementi rispetto a noi) collocarle all’interno della vicenda assegnando loro il giusto ruolo. A noi non resta che attendere, consci che quella portata avanti dalla procura di Pavia, come più volte affermato dall’avvocato di Alberto Stasi Antonio De Rensis, è un’indagine seria.
Davide Lanzillo
Immagine in pagina: stopframe video Mediaseti Infinity

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