Quarto Grado (stopframe Mediaset Infinity)

La nuova inchiesta sul delitto di Garlasco, ormai da mesi, occupa quotidianamente i palinsesti televisivi. Numerosissime, infatti, le trasmissioni che, ogni giorno, dedicano spazio all’argomento con approfondimenti, commenti ed interviste. Tra queste, ovviamente, non può mancare Quarto Grado, il noto talk di Rete 4 che, ogni venerdì, aggiorna ed informa i telespettatori sugli sviluppi dei più noti casi di cronaca nera. O meglio, che dovrebbe informare. Perché purtroppo, sul delitto di Chiara Poggi, la trasmissione condotta da Gianluigi Nuzzi offre un servizio alquanto discutibile.

Il continuo (e stucchevole) processo ad Alberto Stasi

Chi, come il sottoscritto, ogni venerdì sera si sintonizza puntualmente su Rete 4 non può infatti non aver notato come quella offerta da Quarto Grado sia un’informazione faziosa. Ogni settimana, piuttosto che analizzare gli aspetti della nuova inchiesta che vede al centro la figura di Andrea Sempio, la trasmissione pare infatti ripetere stucchevolmente un processo ad Alberto Stasi, già condannato in via definitiva per l’omicidio di Chiara Poggi nel 2015.

Ed ecco allora che si ripropone allo sfinimento la telefonata effettuata al 118 dall’allora fidanzato della vittima, sottolineando ogni volta quelli che vengono considerati aspetti anomali, ecco allora che ritorna in auge la tesi, poi smentita da una consulenza tecnica della procura generale, dello scambio dei pedali sulla bicicletta, ecco allora che si torna a parlare della presunta ossessione per la pornografia dell’ex studente della Bocconi, con tanto di “diagnosi” emesse a distanza dalla nota criminologa Roberta Bruzzone. Insomma, sembra essere tornati indietro di dieci anni, quando sotto processo, appunto, vi era Alberto Stasi.

Oggi, è bene ricordarlo, le indagini della procura di Pavia, guidate da Fabio Napoleone, si stanno invece concentrando su Andrea Sempio, già indagato nel 2017 prima di un rapido proscioglimento. E gli indizi, su di lui, non mancano: a partire da quelle strane telefonate effettuate a casa Poggi nei giorni precedenti il delitto per proseguire con le tracce genetiche ritrovate sulle unghie di Chiara e l’impronta 33 rinvenuta nelle vicinanze del corpo che, per gli inquirenti, apparterrebbero proprio a Sempio. Indizi, chiaramente, e nessuno, oggi, può attaccare al 37enne l’etichetta di assassino.

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L’atteggiamento remissivo e compassionevole nei confronti di Andrea Sempio

Da una trasmissione nata per approfondire ed indagare, tuttavia, ci si aspetterebbe un atteggiamento ben diverso rispetto a quello remissivo e quasi compassionevole che Quarto Grado riserva all’indagato. E Sempio, restio a parlare di fronte agli inquirenti, non a caso rilascia dichiarazioni quasi solo ed esclusivamente alla trasmissione di Nuzzi, conscio, forse, di essere al riparo in tale contesto da qualsivoglia domanda “scomoda”.

Emblematiche, a questo proposito, le interviste effettuate dalla giornalista Martina Maltagliati, ormai accolta frequentemente in casa dalla famiglia Sempio. Sia con Andrea che con il padre Giuseppe il suo tono è sempre accondiscendente, quasi compassionevole. E se iniziare un’intervista in maniera soft può essere una strategia corretta, così da far sentire l’interlocutore a proprio agio e non spingerlo subito alla difensiva sentendosi “aggredito”, con il passare dei minuti ci si aspetterebbe un atteggiamento più incalzante, volto a mettere in luce gli aspetti ancora poco chiari della vicenda. Niente di tutto questo, invece, accade, con Sempio libero di raccontare tranquillamente la sua versione senza alcun vero contraddittorio.

Lo squilibrio nel parterre degli ospiti in studio

Per non parlare, poi, del parterre degli ospiti in studio. Un plotone di esecuzione nei confronti di Stasi, con spesso il solo Carmelo Abbate, i cui interventi vengono continuamente interrotti dai commenti degli altri opinionisti (Grazia Longo e Paolo Colonnello i più “agguerriti”), a fare da voce fuori dal coro mettendo in luce gli errori commessi nelle indagini che hanno portato alla condanna di Stasi e sottolineando, invece, gli elementi in mano agli inquirenti che lavorano oggi al caso.

Un evidente squilibrio si ha anche nella platea di avvocati, consulenti ed esperti a vario titolo, tutti rappresentanti o la difesa di Sempio o la parte civile. In studio o in collegamento, tra gli altri, sono quasi sempre presenti i legali Angela Taccia e Liborio Cataliotti e l’esperto informatico Paolo Reale, ai quali si aggiungono di volta in volta Marina Baldi (genetista nel pool difensivo di Sempio) e Marzio Capra (ex vice comandante dei ris consulente della famiglia Poggi). In rappresentanza di Alberto Stasi, invece, nessuno. Questo, va detto, è verosimilmente figlio anche di una precisa scelta dei suoi avvocati, che evitano di prendere parte ad un talk ritenuto faziosamente schierato. Non si spiegherebbe altrimenti come mai Antonio De Rensis, ad esempio, sia costantemente presente in altre trasmissioni e non, appunto, a Quarto Grado.

Un tentativo di influenzare l’opinione pubblica?

Ogni venerdì, insomma, su Rete 4 si assiste (forse inconsciamente, forse no) al tentativo di influenzare l’opinione pubblica ribadendo la colpevolezza di Stasi e svalorizzando la nuova indagine. Che poi, per carità, magari la verità è già stata scritta nella sentenza di Cassazione del 2015 e Sempio davvero con questa storia non c’entra niente, ma un atteggiamento più cauto, più aperto alle nuove possibili novità e meno fazioso certamente non guasterebbe, anche per rispetto a quegli inquirenti che, da mesi, stanno instancabilmente lavorando. E poi, a Quarto Grado, possono stare tranquilli: la sentenza di condanna nei confronti di Alberto Stasi è già stata emessa da tempo, processarlo nuovamente ogni settimana, adesso, non serve.

Davide Lanzillo

Immagine in pagina: stopframe video Mediaset Infinity

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