GARLASCO. Gli avvocati Angela Taccia e Liborio Cataliotti, quest’ultimo subentrato lo scorso 17 ottobre a Massimo Lovati nel pool difensivo, lo ripetono ormai come un mantra da settimane: contro il loro assistito Andrea Sempio, indagato dalla procura di Pavia con l’accusa di omicidio in concorso di Chiara Poggi, reato per il quale, nel 2015, è stato condannato in via definitiva l’ex fidanzato della vittima Alberto Stasi, non c’è niente. Eppure, secondo gli inquirenti che hanno deciso di riaprire il caso, le cose non stanno proprio così, anzi.
Contro Sempio, infatti, ci sarebbero diversi indizi, a partire da quell’ormai famoso Dna individuato sotto le unghie della vittima che, stando alle indiscrezioni, per la perita del Tribunale Denise Albani sarebbe corrispondente con la linea maschile della famiglia dell’indagato. Ma contro l’amico di Marco Poggi, fratello di Chiara, non ci sarebbero soltanto le tracce genetiche.
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Delitto di Garlasco, l’impronta 33 e le strane chiamate a casa Poggi
Altro indizio forte, per la procura, è quello riconducibile all’impronta 33, finita un po’ nell’ombra nelle ultime settimane. Per i pm quell’impronta, rinvenuta nelle vicinanze del corpo di Chiara Poggi e attenzionata dagli investigatori fin dalle prime fasi dopo il delitto (si è infatti ritenuto “verosimile” che sia stata rilasciata dall’assassino), ha quindici minuzie sovrapponibili a quelle di Sempio. Ci sono poi quelle “strane” telefonate effettuate dal nuovo indagato a casa Poggi nei giorni precedenti al delitto: la spiegazione fornita da Sempio, che sostiene di averle fatte per cercare l’amico Marco, non ricordandosi che in quei giorni si trovava in montagna con la famiglia, non convince gli inquirenti.
Garlasco, lo scontrino fornito da Andrea Sempio
C’è inoltre il capitolo scontrino, che Sempio, durante le prime indagini, consegnò ai carabinieri per dimostrare la sua assenza da Garlasco nei momenti in cui si consumava il delitto. I pm, tuttavia, sono convinti che quel ticket non sia autentico, ovvero che gli sia stato fornito da altre persone. A questo proposito un ruolo cruciale potrebbe essere stato svolto dal vigile del fuoco amico della madre dell’indagato, verosimilmente sentito durante le indagini dai pm.
Delitto di Garlasco, il movente
Infine il capitolo movente, rimasto sempre un mistero anche nella sentenza che ha poi portato alla condanna definitiva di Alberto Stasi. Secondo alcune indiscrezioni gli inquirenti sarebbero convinti di aver trovato il possibile legame tra la vittima e l’indagato. Quale questo sia, ad oggi, non è dato saperlo: per conoscere l’ipotesi formulata dalla procura occorrerà attendere la conclusione delle indagini.
Davide Lanzillo
Immagine in pagina: Andrea Sempio durante la partecipazione al programma Porta a Porta (stopframe RaiPlay)
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