Roberta Bruzzone

Il cerchio, nella nuova inchiesta sul delitto di Garlasco, si è stretto attorno ad Andrea Sempio. Per la procura di Pavia, che ha notificato la chiusura delle indagini a carico del 38enne, è stato lui, la mattina del 13 agosto 2007, ad uccidere Chiara Poggi. Numerosi gli elementi che gli inquirenti avrebbero raccolto in questi mesi, comprese diverse intercettazioni, alcune delle quali già divenute pubbliche, almeno nella loro trascrizione. Tra coloro che non credono però ad una verità alternativa a quella che, nel 2015, ha portato alla condanna di Alberto Stasi c’è anche Roberta Bruzzone. La criminologa, a Fanpage, ha infatti nuovamente ribadito le proprie perplessità sull’indagine sottolineando come, a suo dire, il vero responsabile sia già stato assicurato alla giustizia.

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Bruzzone: “L’audio di Sempio? Ha perso subito potenza”

“Vi sarebbe questo audio – ha detto Roberta Bruzzone come riporta Fanpage – che però già nell’arco delle ultime ore ha già perso parecchia potenza di fuoco, perché in realtà, obiettivamente, anche esaminandolo per iscritto, è come se lui (Sempio, ndr) stesse prendendo in giro. Quella trascrizione non consente di avere una lettura univoca di tipo confessorio, tanto è vero che, se la Procura l’avesse considerato oltremodo dirimente, Sempio sarebbe già in galera, quindi è evidente che anche la Procura è consapevole che la lettura di quel documento è quantomai aperta”.

“C’è poi un altro elemento che è uscito in maniera abbastanza energica – ha aggiunto -, ovvero che ancora la Procura punta sul Dna sulle dita di Chiara Poggi, che però la perizia Albani ha di fatto sostanzialmente demolito in termini di affidabilità e riconducibilità in maniera univoca e, soprattutto, alla luce del fatto che non era l’unico Dna presente in maniera degradata. Quindi, se il Dna di Sempio basta a collegarlo al delitto in maniera univoca, non si capisce perché non venga indagato in concorso con ignoti, quindi questo è un dato che non mi sembra particolarmente solido”.

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“Impronta 33 elemento fragile se non mutilato”

“Ancora oggi – ha proseguito la Bruzzone – la Procura si ostinerebbe a ritenere l’impronta 33 un’impronta di sangue, quando in realtà venne testata all’epoca con i presuntivi per il sangue che diedero esito negativo, ragione per cui lì sangue non ce n’è. Il colore rossastro è quello del reagente utilizzato, in più l’impronta non è più disponibile e si è lavorato su delle foto, che secondo alcuni dattiloscopisti che l’hanno esaminata, ora ma già allora, non ha le minuzie sufficienti per fare un’attribuzione, figuriamoci per attribuirla a un soggetto specifico. Quindi anche questo mi pare un elemento estremamente fragile, per non dire mutilato”.

“La Procura ha in mano, da quello che apprendiamo, quest’audio dal 14 aprile 2025 – ha sottolineato – Però, a maggio dello stesso anno, con già questo audio in mano, la Procura va a far dragare la Roggia di Tromello, che non c’entra proprio niente con Andrea Sempio, ma era la pista che in qualche modo conduceva verso Stefania Cappa, che invece esce definitivamente dall’inchiesta. Quindi mi spiegate perché, se io ho una bomba del genere in mano, vado a far dragare una roggia?”.

“Nulla di quello che è emerso scalfisce gli elementi a carico di Alberto Stasi”

“Nulla di quello che è emerso – ha infine aggiunto Roberta Bruzzone – scalfisce gli elementi a carico di Alberto Stasi. Credo che quello a cui stiamo assistendo sia pericolosissimo e che si arrivi in fretta alla conclusione di questo procedimento. Che con questi elementi si possa andare a una revisione della sentenza di condanna di Stasi, io oggi non lo trovo possibile. Anche se credo che francamente Stasi una assoluzione l’ha avuta: quella del tribunale mediatico. Moltissime persone credono che sia stato vittima di un errore giudiziario e io questo lo trovo sconcertante”.

Immagine in pagina: Roberta Bruzzone a Verissimo (stopframe Mediaset Infinity)

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