Marina Baldi

“Quel dna non è utile”. A sostenere che le tracce genetiche ritrovate sulle unghie di Chiara Poggi, riconducibili per la procura di Pavia alla linea patrilineare di Andrea Sempio, non siano utilizzabili nell’ambito della nuova inchiesta sul delitto di Garlasco è Marina Baldi, consulente della difesa dell’indagato. La genetista ha ribadito la propria posizione nel corso della puntata di martedì 2 giugno di Dentro la notizia.

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Marina Baldi: “Dna incompleto e ridotto, altre tracce genetiche sulle unghie di Chiara Poggi”

“Sul dna continuano a dirmi che ho cambiato idea, ma non è così – ha detto Marina Baldi -. Io, come la prima volta che ho visto l’elettroferogramma che mi aveva inviato Linarello, ho detto che quel dna ha una concentrazione non buona, ma che i numeri che ci sono scritti sono corrispondenti all’Y della famiglia Sempio. Questa corrispondenza, però, non è completa: è come avere una lettera sì e una no in un codice fiscale. Le lettere che ci sono corrispondono alla famiglia Sempio, ma non è detto che ciò valga anche per le altre. Su diverse dita, inoltre, ci sono più profili: l’utilità di quel dna, quindi, è veramente scarsa. Pensare che sia un dna da contatto diretto e da difesa non ha una valenza scientifica”.

“Se il dna può essere un elemento per chiedere la revisione per Stasi? Non credo possa essere sufficiente – ha poi aggiunto la genetista -. Si tratta di una quantità ridottissima e non è l’unico dna presente: il fatto che ci sono più dna, fa pensare che non siano connessi. Perché non c’è quello di Stasi e c’è invece quello riconducibile a Sempio? Magari Chiara si è lavata per bene le mani prima di toccare altri oggetti, come ad esempio il telecomando. Su quei margini ungueali non c’è dna da difesa, perché la difesa è stata passiva: Chiara può essersi protetta con il braccio, ma l’oggetto contundente era tenuto in mano dall’aggressore, quindi non c’è stato un contatto diretto con l’assassino”.

Davide Lanzillo 

Immagine in copertina: Marina Baldi (stopframe RaiPlay)

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