“Non c’è la pistola fumante”. Questa la frase ripetuta negli ultimi giorni come un mantra da chi, nei confronti della nuova inchiesta della procura di Pavia sul delitto di Garlasco, ha mostrato fin da subito un certo scetticismo. Per loro, infatti, non ci sarebbero vere e proprie prove a carico di Andrea Sempio, ma soltanto indizi, incapaci di reggere di fronte ad un giudice. Un discorso che, in parte, potrebbe forse anche essere condivisibile (anche se non lo riteniamo del tutto corretto, come analizzeremo tra poco), se non ci fosse una contraddizione di fondo: coloro che adesso sminuiscono gli indizi contro Sempio sono gli stessi che, sia al tempo delle prime indagini che oggi, giudicano come granitiche certezze i flebili elementi (che qui è anche inutile stare a sottolineare ancora una volta) contro Alberto Stasi. Insomma, il vecchio discorso dei due pesi e delle due misure che, di nuovo, torna prorompente.
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Il dna e l’impronta 33
Dicevamo (anzi, dicono): contro Sempio (ovviamente innocente fino a prova contraria) ci sono soltanto indizi. Vero, ma indizi – e chi lo nega compie un esercizio che ricorda il mito secondo cui gli struzzi, per nascondersi dai pericoli, nasconderebbero la testa sotto la sabbia – di un certo peso e che volgono tutti verso un’unica direzione. Partiamo dal tanto discusso dna (ah, per coloro che continuano a dire “non è dna, ma un aplotipo” ricordiamo che l’aplotipo è una parte di dna), che i difensori di Sempio (e forse con ancor più vigore i consulenti della parte civile) ritengono inaffidabile. Bene, quelle tracce genetiche, seppur con i loro limiti, vengono definite dalla perizia della dottoressa Denise Albani compatibili con la linea patrilineare dell’indagato (escludendo, al contrario, Alberto Stasi).
“Eh vabbè, non vuol dire nulla”, diranno i detrattori della nuova inchiesta. Preso da solo forse (ma non ne saremmo così sicuri) no, ma se collegato all’impronta 33, che per i consulenti della procura non solo apparterrebbe a Sempio ma che sarebbe stata anche bagnata, come di una persona che si sarebbe appena lavata le mani, beh, qualcosa dice: quante probabilità ci sono che sulle unghie della vittima e sul luogo in cui è stato ritrovato il suo corpo ci siano le tracce di una persona che non frequentava assiduamente e in tutti i suoi ambienti la casa (a ribadirlo, a sit, gli altri amici della compagnia di Marco Poggi e Andrea Sempio)? Poche, pochissime. O Sempio è tremendamente sfortunato (e magari sarà anche così, per carità) o qualcosa c’è.
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Lo scontrino e le intercettazioni
C’è poi il tema, centrale, dello scontrino. L’indagato, all’epoca della prima inchiesta, lo consegnò agli inquirenti a mo’ di alibi per sostenere la sua lontananza da Garlasco nei momenti in cui si consumava il delitto (collocato, inizialmente, con una maggior centratura tra le 10.30 e le 12). Ecco, quello scontrino (che già di per se non può dire niente in quanto non nominale), sostengono gli inquirenti, non lo avrebbe fatto Sempio ma sua madre, che la mattina del 13 agosto 2007, come avvenuto in altre circostanze durante quell’estate, avrebbe incontrato un vigile del fuoco suo amante. Ad avvalorare quest’ipotesi il fatto che la donna e l’uomo, il giorno prima, si scambiarono messaggi, che, come ammesso dal pompiere in sit, servivano abitualmente per accordarsi in vista dell’incontro del giorno seguente. E se davvero Sempio per sostenere la propria estraneità dai fatti avesse fornito un alibi falso, beh, quello, come insegna il codice, diverrebbe un grave indizio di colpevolezza.
C’è poi la questione delle intercettazioni, in particolare quella in cui Sempio commenta le tre chiamate effettuate a casa Poggi nei giorni prima del delitto e parla del video intimo girato dalla ragazza con il fidanzato Alberto Stasi facendo riferimento ad una pennetta. Si è detto che quelle parole fossero il commento ad un podcast, nello speficico di Francesca Bugamelli. È vero, in quell’audio (della durata di 29 minuti e che noi abbiamo ascoltato integralmente) Sempio commenta anche le affermazioni della nota youtuber (che, tuttavia, non parla dei video intimi), ma, quando lo fa, lo fa a voce alta, con parole ben comprensibili. Quando pronuncia le parole incriminate, invece, lo fa a a voce bassissima, quasi impercettibile. Un bisbiglio, un mormorare tra sé e sé più intimo, più riservato. Per chi indaga, una sorta di confessione.
Davide Lanzillo
Immagine in pagina: Andrea Sempio intervistato da Lo stato delle cose (stopframe RaiPlay)

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