Tra gli elementi che, nel 2015, hanno contribuito alla condanna di Alberto Stasi per l’omicidio di Chiara Poggi, vi è anche l’ormai celebre perizia Testi, secondo la quale il giovane non avrebbe potuto non calpestare il sangue una volta introdottosi nella villetta di via Pascoli. Questo, per l’accusa, dimostrerebbe la falsità del racconto di Stasi come scopritore del corpo. Una ricostruzione, tuttavia, fortemente smentita dal criminologo Marco Strano.
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Marco Strano: “Dalle perizie emergono elementi utili a dimostrare l’innocenza di Stasi”
“Il modello matematico che è stato costruito per simulare la camminata di Stasi – ha detto Marco Strano a Zona Bianca – non tiene in considerazione un elemento molto importante, vale a dire la naturale, in parte conscia in parte inconscia, attitudine a evitare alcune cose che danno ribrezzo. Sulla scena del crimine c’erano degli spazi vuoti, è ipotizzabile che Stasi abbia messo i piedi dove non c’era sangue. Nella perizia Testi si è ipotizzata una camminata lineare, in cui una persona mette un piede davanti all’altro non curandosi del sangue in terra”.
“Le scarpe di Stasi – ha aggiunto il criminologo – sono state sequestrate diciannove ore dopo. Quelle scarpe, nel frattempo, sono state utilizzate: Stasi ha camminato su superfici di varia natura, forse se le è anche pulite sugli zerbini prima di entrare in qualche luogo. Eravamo poi in estate e il sangue era quindi secco. La persona che ha simulato la camminata di Stasi pesava circa venti chili in più e, soprattutto, indossava un paio di scarpe di almeno due numeri più grandi”.
“Il paradosso di queste perizie – ha infine concluso Strano – è che ci sono degli elementi che possono essere utilizzati da Stasi per dimostrare la propria innocenza. Sicuramente la perizia Testi è una di queste, così come le perizie informatiche”.
Davide Lanzillo
Immagine in pagina: Marco Strano a Zona Bianca (stopframe Mediaset Infinity)

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