Roberta Bruzzone

Ampio spazio, nel corso dell’ultima puntata di Quarto Grado, è stato dedicato – come avviene ormai ogni settimana da più di un anno a questa parte – al caso Garlasco. Tra gli interventi anche quello della criminologa Roberta Bruzzone, che si è soffermata in particolare sul possibile movente dell’omicidio di Chiara Poggi.

Bruzzone: “Dinamica omicidiaria ad altissimo coefficiente emotivo”

“La dinamica omicidiara è ad altissimo coefficiente emotivo – ha detto la Bruzzone – Chi l’ha uccisa, l’ha uccisa con una rabbia feroce mostrando un accanimento su un’area molto simbolica come quella del capo e del volto. Questo, normalmente, depone per un coinvolgimento diretto, per una relazione significativa tra autore e vittima. Spesso questo tipo di omicidi nascono da una frattura insanabile, da una perdita di controllo, da vergogna, dall’esposizione di aspetti di sé che possono essere considerati dall’assassino fonte di angoscia e umiliazione in quanto incompatibili con la propria immagine pubblica. Una figura che è sicuramente riconducibile a quella di Alberto Stasi. Non c’entra nulla il fatto di guardare pornografia: se bastasse questo per uccidere, ci saremmo già estinti da secoli. Non è questo il punto, questa è una sciocchezza, una scorciatoia interpretativa che non mi appartiene”.

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“Poi – ha proseguito – c’è Andrea Sempio, che a quanto emerge conosceva appena Chiara Poggi e che non aveva mai avuto interazioni significative con lei. L’ipotesi alla base è quella di un rifiuto ad un’avances sessuale, che avrebbe generato in lui una ferita narcisistica travolgente al punto da vendicarsi con questo brutale omicidio. In tutti questi anni di attività, mi sono spesso trovata davanti brutali omicidi compiuti da soggetti psicologicamente fragili con aspetti narcisistici e sessualmente inadeguati. Non è quindi certo uno scenario impossibile, dato che questi soggetti vivono il rifiuto come un’umiliazione intollerabile”.

“Il problema grosso – ha aggiunto – non è tanto l’ipotesi in sé, è quello che la supporta ad essere estremamente labile. Andrea Sempio è sicuramente un soggetto che nella vita di frustrazione ne ha macinata parecchia, lo vediamo dai suoi scritti: ha un’idea di sé fortemente inadeguata, è un soggetto gravato da numerose problematiche di natura personologica. Non voglio fare diagnosi da salotto, ma è un quadro che si concilia con un profilo narcisistico covert, ovvero una persona che ha un senso profondo di inadeguatezza che gli impedisce di entrare in contatto con gli altri, con una grande paura di essere rifiutato ed un’ipersensibilità alla critica. Un profilo oggi molto diffuso: se questo bastasse per diventare assassini, avremmo un grave problema sociale, ma non è così”.

Immagine in pagina: Roberta Bruzzone a Quarto Grado (stopframe Mediaset Infinity)

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