Un clima sempre più esasperato, quello attorno al caso Garlasco. A farne le spese anche la giornalista Rita Cavallaro, vittima di pesanti minacce arrivate via social. “Hai davvero passato il segno, Cavallona di merda. Sta molto attenta quando esci di casa, non sai mai cosa potrebbe arrivarti in faccia”, “Ti facciamo conficcare un proiettile nella spina dorsale e sfregiare con l’acido muriatico. Devi pagarla, vacca di merda”, “Lunedì accompagnerò la difesa di Sempio a querelarti per istigazione al suicidio per la gogna a cui hai sottoposto lui e la madre. Te la faremo pagare cara ed amara, vacca schifosa inchiavabile calunniatrice che trasuda sugna da ogni poro”, alcuni dei messaggi postati su X. Una vicenda che la Cavallaro, che nel frattempo ha deciso di rivolgersi all’avvocato Elisabetta Aldrovandi, ha commentato in un’intervista a Mowmag.
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Cavallaro: “Mai visto uno scontro del genere per un’indagine d’omicidio”
“Ci troviamo davanti a un vero e proprio sistema che si muove in modo coordinato – ha detto la giornalista -. Io mi occupo da anni di criminalità organizzata e indagini sulla mafia; eppure, nessun delinquente o affiliato, che ne so, alla ‘Ndrangheta, si era mai permesso di minacciarmi di morte in questo modo. Sui social, invece, lo fa un troll. Dietro quello schermo, però, non c’è mai un singolo folle isolato: sappiamo bene che esistono bande organizzate di troll pronte a colpire in modo mirato”.
“È un attacco mirato – ha aggiunto – che arriva dopo un anno e mezzo in cui mi è stato detto di tutto: insulti di ogni genere, diffamazioni e anche pesanti episodi di body shaming sui quali, francamente, mi viene solo da sorridere. In tutto questo tempo non ho mai sporto una sola querela, perché ho sempre preferito lasciare al mondo dei social il beneficio del dubbio, permettendo anche ai “pazzi” di sfogarsi, in nome di una malintesa libertà d’espressione. Ma quando dalla diffamazione pura e semplice si passa alle minacce di morte, allora capisci che è arrivato il momento di denunciare perché si è andati decisamente oltre”.
“Se è più la paura o la rabbia? Se la giocano – ha poi detto -. Tra l’altro la paura è qualcosa che non avevo mai provato, ma questa volta è un po’ diverso perché mi rendo conto che non si ha a che fare con criminali, ma con pazzi. Quando cerchi la verità e fai questo lavoro, metti in conto che andare a toccare i poteri forti o certi equilibri comporta dei rischi. Più che rabbia, provo profonda indignazione nel prendere coscienza del livello di scontro a cui siamo arrivati. Uno scontro del genere per un’indagine d’omicidio non si era mai visto prima. Ma d’altronde in questa vicenda siamo di fronte a un unicum: sono stati minacciati i Carabinieri di Moscova, la Procura, gli avvocati di Alberto Stasi… Potevo non aspettarmelo io? Infatti è arrivato. Ma non me lo sarei mai aspettato in questi termini”.
Immagine in pagina: Rita Cavallaro a Zona Bianca (stopframe Mediaset Infinity)

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