Bruzzone Lovati

Momenti di caos nel corso della puntata di Quarto Grado di venerdì 22 maggio. Protagonisti la criminologa Roberta Bruzzone e l’avvocato Massimo Lovati, che ha dato il via alla discussione con alcune frasi discutibili (“Garlasco, come tutta la Lomellina, è zona depressa: cultura zero, intelligenza poca. Loro pendono dalle labbra dei professionisti: se un avvocato gli dice che bisogna pagare per uscire da una situazione, loro pagano”).

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Lovati-Bruzzone, cosa è successo

“Lovati ci sta dicendo che lui e i suoi colleghi avrebbero approfittato dell’ingenuità e dell’ignoranza della famiglia Sempio mettendoli sul lastrico a fronte di un’attività difensiva che era priva di documentazione – ha detto la Bruzzone -. Credo che questa non sia una cosa accettabile e che sia lontanissima dall’etica professionale di un avvocato”.

“Tu sai cosa ho fatto io? – ha replicato Lovati – Tu non sai l’attività che ho svolto. Io faccio il mio lavoro di difensore, quello che ho fatto lo so io e non lo pubblico. Io le cose mie le tengo per me”. “Ma non sono cose sue, sono attività che lei doveva fare per un cliente a cui doveva rendere conto – ha quindi sottolineato la criminologa -. Lei non si sentiva in dovere di rendicontare i soldi che ha preso?”.

“Ma che cosa vuoi da me?”, ha chiesto a quel punto provocatoriamente l’avvocato. “Intanto che anche lei, come tutti noi, pagasse le tasse, tanto per dirne una”, ha risposto la Bruzzone. “Ma pagale tu, a me cosa interessa? Fai come vuoi. Cosa volete da me? Perché ho preso 15mila euro del cavolo per aver lavorato un anno e mezzo? Ma vattelo a prendere…”, l’intervento finale di Lovati, che, in seguito, si è scusato per l’accaduto.

Immagine in pagina: Roberta Bruzzone e Massimo Lovati a Quarto Grado (stopframe Mediaset Infinity)

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